Chi vive con un cane conosce bene certe scene. Sono le 18:25 e lui comincia a seguirci per casa perché alle 18:30, più o meno, arriva la cena. Oppure si piazza vicino alla porta pochi minuti prima del rientro abituale di una persona della famiglia. E se un giorno usciamo per dieci minuti ci accoglie con entusiasmo, mentre dopo diverse ore la reazione sembra ancora più intensa. Viene spontaneo chiedersi se il cane sappia davvero quanto tempo è passato. Non nel senso di leggere un orologio, naturalmente, ma di distinguere un’assenza breve da una lunga, il mattino dalla sera, un’attesa di pochi minuti da una di alcune ore.
La risposta è più interessante di un semplice sì o no. I cani non sembrano possedere una rappresentazione astratta del tempo paragonabile alla nostra. Noi possiamo pensare a ieri, programmare qualcosa per venerdì prossimo o renderci conto che mancano venti minuti a un appuntamento. Per farlo utilizziamo calendari, numeri, linguaggio e una quantità enorme di convenzioni culturali. Il cane vive il tempo in maniera differente, ma questo non significa affatto che per lui il trascorrere delle ore sia indistinguibile. Il suo organismo e l’ambiente gli forniscono continuamente informazioni che permettono di costruire una sorta di orologio biologico e sensoriale.
Il tempo senza orologio
Uno degli strumenti principali è il ritmo circadiano, il sistema biologico che regola nell’arco delle 24 ore sonno, attività, fame, produzione ormonale e numerosi altri processi fisiologici. Anche il cane possiede quindi una scansione interna della giornata. Luce, buio, abitudini della famiglia e orari dei pasti contribuiscono continuamente a sincronizzarla. Se ogni giorno la passeggiata avviene più o meno alla stessa ora, il cane non ha bisogno di vedere le lancette per cominciare ad aspettarsela.
A questo si aggiunge qualcosa di ancora più semplice: la successione degli eventi. Per un cane la giornata è composta da sequenze estremamente riconoscibili. Suona la sveglia, qualcuno si alza, si aprono le finestre, arriva la colazione, si prende il guinzaglio. Oppure cala la luce, la casa diventa più tranquilla, si prepara la cena e infine tutti si sistemano per la notte. È una forma di previsione costruita sull’esperienza. Più una routine è stabile, più diventa facile anticipare ciò che sta per accadere.
Anche gli odori possono raccontare che il tempo passa
C’è poi un elemento particolarmente affascinante quando si parla di cani: l’olfatto. Un odore non rimane identico nell’ambiente. Si disperde, diminuisce di intensità, viene sostituito o mescolato con altri odori. Considerando la straordinaria sensibilità olfattiva canina, è plausibile che queste variazioni forniscano informazioni utili anche sul trascorrere del tempo.
Immaginiamo una persona che esce di casa ogni mattina. Il suo odore rimane negli ambienti, sui tessuti e sugli oggetti, ma cambia progressivamente. Il cane potrebbe quindi utilizzare anche l’intensità e l’evoluzione delle tracce olfattive come uno dei tanti segnali disponibili per capire che l’assenza sta durando. Non significa che annusi il divano e pensi “sono passate tre ore e venticinque minuti”. Significa piuttosto che il mondo sensoriale intorno a lui cambia continuamente e che alcuni di questi cambiamenti possono diventare indicatori temporali.
Dieci minuti e quattro ore sono la stessa cosa?
Probabilmente no. Alcuni studi sul comportamento dei cani durante il ricongiungimento con il proprietario suggeriscono che la durata dell’assenza possa influenzare alcuni aspetti della loro risposta. Questo è importante perché indica che il tempo trascorso non è necessariamente una grandezza completamente invisibile per loro.
Bisogna però essere prudenti nell’interpretazione. Una reazione più intensa dopo un’assenza lunga non dimostra automaticamente che il cane possieda una misura mentale precisa della durata. Durante quelle ore sono cambiate molte cose: il suo stato fisiologico, il livello di attività, la fame, gli odori della casa, la luce esterna e probabilmente anche le aspettative legate alla routine. Il cane potrebbe quindi percepire la durata attraverso la somma di numerosi segnali invece di possedere un unico “cronometro” interno.
Come fanno allora ad aspettarci proprio a quell’ora?
È una delle domande più comuni. Ci sono cani che sembrano sapere esattamente quando qualcuno sta per rientrare dal lavoro. Prima di immaginare misteriosi orologi biologici sincronizzati al minuto, bisogna ricordare quanto siano bravi a osservare dettagli che noi ignoriamo. A una determinata ora può cambiare la luce nella stanza, diminuire il traffico della strada, rientrare un vicino, partire un autobus, spegnersi un macchinario, cambiare l’attività nel palazzo oppure iniziare una particolare routine di un’altra persona presente in casa.
Noi vediamo semplicemente il cane che alle 17:55 va verso la porta. Lui potrebbe avere raccolto una lunga serie di indizi che, giorno dopo giorno, hanno sempre preceduto il nostro arrivo. Non sta necessariamente leggendo il tempo: sta leggendo il mondo.
Il cane ricorda anche il passato?
Qui il discorso diventa ancora più interessante. Per molto tempo si è pensato che gli animali vivessero quasi esclusivamente in un eterno presente, ma gli studi sulla cognizione animale hanno reso questa idea sempre più difficile da sostenere in termini così assoluti. Nei cani sono state osservate capacità di memoria che consentono di conservare informazioni sugli eventi e sulle esperienze precedenti, anche se non possiamo semplicemente sovrapporle alla memoria autobiografica umana.
Un cane può ricordare persone, luoghi, situazioni, associazioni e conseguenze per periodi molto lunghi. Può riconoscere qualcuno dopo molto tempo oppure mostrare immediatamente familiarità con un luogo che non frequentava da mesi. Ciò che non sappiamo è quanto questa memoria contenga una vera collocazione temporale simile alla nostra. Ricordare qualcosa non significa necessariamente sapere che quell’evento è accaduto “otto mesi fa”.
Il futuro del cane è fatto soprattutto di aspettative
Anche il futuro esiste, in qualche modo, nella mente del cane. Basta prendere il guinzaglio per rendersene conto. Un oggetto presente provoca immediatamente un comportamento rivolto a qualcosa che deve ancora accadere: uscire. Lo stesso succede quando apriamo l’armadio dove teniamo il cibo, indossiamo determinate scarpe o prendiamo le chiavi dell’auto.
Sono aspettative costruite attraverso l’apprendimento. Il cane riconosce una sequenza e anticipa il passaggio successivo. È una forma di rapporto con il futuro molto concreta, probabilmente meno astratta della nostra, ma tutt’altro che banale.
Un tempo diverso dal nostro
Dire che i cani “non hanno il senso del tempo” è quindi troppo semplice. Sarebbe più corretto dire che probabilmente non rappresentano il tempo come facciamo noi. Il loro tempo sembra essere costruito attraverso ritmi biologici, memoria, routine, fame, luce, odori, comportamenti delle persone e cambiamenti dell’ambiente.
Noi abbiamo inventato minuti, ore, calendari e appuntamenti. Loro non ne hanno bisogno. Il loro orologio è distribuito nel corpo e in tutto ciò che li circonda.
E forse è proprio per questo che qualche volta sembrano incredibilmente puntuali. Non sanno che sono le sei e mezza. Sanno semplicemente che il sole è arrivato in quel punto della stanza, certi rumori sono già passati, in casa è successo tutto quello che normalmente succede prima della cena e, soprattutto, la ciotola è ancora scandalosamente vuota.
Dal loro punto di vista, probabilmente, siamo noi a essere in ritardo.
