I cani hanno il senso dell’umorismo? Una domanda meno strana del previsto

Chi vive con un cane probabilmente si è posto almeno una volta una domanda apparentemente poco scientifica: lo sta facendo apposta per farmi ridere? Ci sono cani che rubano una pantofola e poi aspettano immobili che qualcuno se ne accorga, altri che iniziano una fuga teatrale appena proviamo a recuperare un oggetto, altri ancora che sembrano inventare piccoli stratagemmi per coinvolgerci nel gioco. Chiamarlo “senso dell’umorismo” può sembrare eccessivo, soprattutto perché nell’essere umano l’umorismo comprende capacità cognitive molto complesse: ironia, doppi significati, aspettative violate, intenzione di divertire gli altri e comprensione di ciò che un’altra persona considera buffo. Non abbiamo prove che un cane elabori una situazione comica nello stesso modo in cui noi comprendiamo una battuta. Eppure, quando si osserva più attentamente il comportamento canino, la domanda diventa molto meno strana di quanto sembri.

Il gioco è probabilmente il punto migliore da cui partire

Una delle componenti più elementari dell’umorismo umano è il piacere provocato dall’imprevisto quando sappiamo di trovarci in una situazione sicura. Ed è proprio qui che il comportamento dei cani diventa interessante. Il gioco canino è pieno di finte, pause improvvise, movimenti esagerati, inseguimenti, cambi di direzione e azioni che interrompono una sequenza prevedibile. Quando due cani giocano, ciò che vediamo assomiglia spesso a una versione volutamente deformata di comportamenti che, in un altro contesto, avrebbero un significato molto più serio. Si rincorrono senza voler realmente catturare l’altro, simulano combattimenti senza trasformarli in aggressioni e utilizzano segnali specifici per comunicare che ciò che sta accadendo appartiene alla dimensione del gioco. Il celebre inchino, con le zampe anteriori abbassate e il posteriore sollevato, è uno dei segnali più riconoscibili: ciò che avverrà subito dopo non deve essere interpretato letteralmente. Un morso simulato, una rincorsa o un salto possono quindi assumere un significato completamente diverso perché inseriti in una cornice condivisa. Per giocare bene bisogna saper leggere l’altro, modulare il proprio comportamento e mantenere una sorta di accordo implicito. È già qualcosa di molto più sofisticato del semplice movimento senza uno scopo.

Quando il gioco coinvolge anche noi

Molti proprietari conoscono perfettamente una scena particolare. Il cane prende qualcosa che normalmente non dovrebbe prendere, si allontana di qualche metro e ci guarda. Facciamo un passo verso di lui e parte. Ci fermiamo e si ferma anche lui. Ripartiamo e ricomincia la fuga. Attribuirgli il pensiero “adesso gli faccio uno scherzo” sarebbe difficile da dimostrare, ma ridurre tutto a un comportamento casuale sarebbe altrettanto semplicistico. Il cane può aver imparato che quella particolare azione provoca una nostra reazione e trasformarla in un rituale sociale estremamente gratificante. Non è necessariamente divertito dalla pantofola: potrebbe essere divertito dal gioco che riesce a creare attraverso la pantofola. Il valore dell’oggetto diventa secondario rispetto all’interazione che riesce a generare.

Durante il gioco molti cani sembrano inoltre utilizzare comportamenti volutamente difficili da prevedere. Una corsa può trasformarsi improvvisamente in un salto laterale, una finta partenza in una fuga nella direzione opposta, un momento di immobilità in un’esplosione di energia. Questi comportamenti funzionano proprio perché rompono una previsione: l’altro cane, oppure l’essere umano coinvolto, deve continuamente adattarsi. È uno dei motivi per cui il gioco rimane interessante. Se fosse completamente prevedibile perderebbe rapidamente buona parte del suo fascino. Anche le famose corse improvvise per casa o in giardino, spesso chiamate “zoomies”, appartengono a una dimensione di eccitazione positiva e movimento libero che ai nostri occhi appare inevitabilmente comica. Probabilmente il cane non sta organizzando uno spettacolo per il pubblico, ma divertimento, eccitazione e comportamento sociale possono certamente intrecciarsi.

I cani ridono? Qui la prudenza è necessaria

Interpretare le espressioni canine utilizzando automaticamente il vocabolario delle emozioni umane può portarci fuori strada. Una bocca aperta e rilassata può accompagnare uno stato positivo, ma non significa necessariamente che il cane stia sorridendo o ridendo nel senso umano del termine. Esistono tuttavia vocalizzazioni e particolari modalità respiratorie associate al gioco che hanno attirato l’attenzione degli studiosi del comportamento animale. Più in generale sappiamo che i cani possiedono un repertorio comunicativo molto ricco e modificano postura, espressioni, vocalizzazioni e movimenti in funzione del contesto e dell’interlocutore. Il punto interessante non è quindi stabilire a tutti i costi se esista una risata canina equivalente alla nostra, ma riconoscere che i cani comunicano il piacere di giocare e cercano attivamente di mantenere l’interazione.

Migliaia di anni insieme potrebbero aver aggiunto qualcosa

La lunga storia di convivenza tra cane ed essere umano ha favorito una straordinaria capacità reciproca di leggere segnali sociali. I cani osservano i nostri gesti, seguono lo sguardo, riconoscono routine e imparano rapidamente quali loro comportamenti provocano determinate reazioni. Naturalmente osservano anche quando ridiamo. Un cane può imparare che un certo comportamento genera attenzione, voce allegra, contatto e coinvolgimento e, se quella risposta gli piace, avrà ottimi motivi per ripeterlo. Con il tempo possono così nascere veri e propri rituali familiari che hanno senso soltanto all’interno di quella particolare relazione. Un gesto insignificante per qualsiasi altra persona può diventare l’inizio di un gioco perfettamente riconoscibile tra un cane e il suo umano.

È forse questa la parte più affascinante della domanda. Il presunto senso dell’umorismo del cane potrebbe non appartenere soltanto al cane, ma alla relazione che abbiamo costruito insieme. Un piccolo codice condiviso fatto di gesti, provocazioni, attese e reazioni che entrambi abbiamo imparato a riconoscere. Il cane scopre che una determinata azione provoca in noi una risposta positiva, noi impariamo a riconoscere quando sta cercando di coinvolgerci e, ripetizione dopo ripetizione, nasce qualcosa che assomiglia molto a un gioco privato. Non serve necessariamente immaginare che il cane comprenda il motivo per cui ridiamo: è sufficiente che comprenda che quella situazione è piacevole e che può contribuire a crearla.

Allora i cani hanno davvero il senso dell’umorismo?

Se intendiamo la capacità umana di comprendere ironia, paradossi, doppi significati e battute, non abbiamo elementi per affermarlo. Se invece allarghiamo la definizione alla capacità di divertirsi attraverso l’imprevisto, provocare una risposta sociale, giocare con le aspettative e ripetere comportamenti che generano una reazione positiva nell’altro, la questione diventa decisamente più interessante. La scienza fa bene a essere prudente, perché attribuire agli animali intenzioni umane è sempre un rischio. Ma osservare un cane significa anche accettare che il suo mondo sociale sia molto più ricco di una semplice sequenza di stimoli e risposte.

Forse il nostro cane non conosce le barzellette e probabilmente non sa nemmeno perché stiamo ridendo quando attraversa il salotto con una calza in bocca e quell’aria terribilmente soddisfatta. Ma se appena smettiamo di ridere torna indietro, prende l’altra calza e ricomincia da capo, qualche domanda è perfettamente legittima.



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