Appena siamo arrivati ad Assisi ho capito subito una cosa: lì gli odori si muovono piano. Non so bene come spiegarlo agli umani. Voi guardate le chiese, le finestre, i panorami. Noi cani invece capiamo un posto da come viaggia il vento. E ad Assisi il vento non corre. Cammina.
La mia mamma umana continuava a dire quanto fosse silenzioso tutto intorno. Io invece ero occupato a capire da dove arrivasse quel profumo di pane caldo che compariva ogni tanto nell’aria insieme a quell’odore di soffritto che fa pensare subito che da qualche parte stia per succedere qualcosa di importante. Abbiamo iniziato il sentiero tra gli ulivi poco fuori dal centro e quasi subito ho rallentato il passo. Non perché fossi stanco, ma perché lì ogni cosa meritava di essere annusata con attenzione.
Gli ulivi erano enormi, storti, pieni di nodi e curve strane. Alcuni profumavano di terra secca, altri di foglie bagnate e uno, ne sono sicuro, di gatto. Ma non di un gatto agitato. Di quelli tranquilli che si spianano al sole come lucertole e si spostano solo quando ne hanno davvero voglia. Gli umani forse non ci pensano mai, ma per noi cani ogni albero racconta qualcosa. È un po’ come leggere un giornale, solo molto più interessante.
La cosa bella di quel sentiero era il ritmo. Nessuno aveva fretta. Ogni tanto passava qualcuno: una coppia con gli zaini, un signore anziano che salutava tutti, una ragazza in bicicletta che rallentò soltanto per dirmi “ciao bello”. Io ringraziavo a modo mio, scodinzolando piano senza interrompere il lavoro importante che stavo facendo col naso.
Più salivamo e più arrivavano odori nuovi. Rosmarino selvatico, polvere calda, erba schiacciata dal sole, legno vecchio e perfino pomodoro. Da qualche finestra aperta qualcuno stava cucinando e il vento portava fin lì piccoli pezzi di pranzo. Secondo me ad Assisi anche il cibo passeggia lentamente tra le case.
A metà percorso la mia mamma umana si è seduta su un muretto per guardare la valle. Io invece ho continuato a esplorare nei dintorni. Vicino alle radici degli ulivi succedevano cose molto interessanti che gli umani normalmente ignorano: formiche velocissime, piume nascoste nell’erba, piccoli buchi misteriosi sotto i sassi e lucertole che sparivano appena mi avvicinavo troppo. Ho infilato il naso dappertutto finché la mia mamma umana non mi ha detto di smetterla di cercare problemi. Ma io non cercavo problemi. Cercavo informazioni.
A un certo punto abbiamo trovato una ciotola d’acqua lasciata fuori da una casa in pietra. Accanto c’era un cartello scritto a mano: “Acqua fresca per chi viaggia col naso”. Ecco, secondo me ci sono persone che capiscono davvero come funziona il mondo. Ho bevuto tantissimo mentre sentivo le campane suonare in lontananza e il vento muovere piano le foglie degli ulivi sopra la testa.
Quando siamo tornati verso il centro ero stanco nel modo più bello possibile. Non la stanchezza di quando corri troppo o giochi senza fermarti mai. Era quella sensazione piena e tranquilla che arriva dopo aver attraversato un posto dove anche il silenzio sembra avere qualcosa da raccontare. Gli umani spesso visitano i luoghi guardandoli. Noi cani invece li portiamo via col naso.
E Assisi, credetemi, profuma di pace vera.
