Milo e il profumo della Pasqua

Milo quella mattina si svegliò con una sensazione strana.

E con un odore nuovo.

Non era il solito profumo di biscotti.
Non era nemmeno quello della sua pappa.

Dalla cucina arrivavano profumi diversi dal solito, più ricchi, più lenti…
e nell’aria c’era anche qualcosa di dolce.

Un profumo leggero.

Milo alzò il naso.

Cioccolato.

“Dev’essere la Pasqua,” pensò, anche se non sapeva bene cosa fosse.

La cercò nel cuscino.

Niente.

Nella ciotola.

Niente.

Nella tasca della giacca.

Solo vecchi odori.

Allora uscì in giardino.

C’erano uova colorate dappertutto.

Blu, gialle, rosse.

E quel profumo dolce era anche lì, nell’aria, appena accennato.
Milo le annusò una per una.

Niente.

“Strano posto, la Pasqua,” borbottò dentro di sé.
Stava quasi per rinunciare quando sentì qualcosa.

Non un odore.

Qualcosa di più morbido.

Dal portico arrivavano voci lente.
La sua famiglia era seduta insieme.
Ridevano piano, senza fretta.

Milo si avvicinò.

Si sedette.

E aspettò.

Una mano gli sfiorò la testa.

Poi restò lì.

Calda.

Ferma.

Milo chiuse gli occhi.

E capì.

La Pasqua non era quei profumi che riempivano la casa.
Era quello che succedeva dopo.

Quando nessuno aveva fretta.
Quando si stava vicini.
Quando una carezza durava un po’ di più.

Milo si sdraiò accanto a loro.
Non cercò più niente.

E mentre i profumi della cucina e quello dolce del cioccolato restavano nell’aria,

lui rimase lì…

nel posto giusto.

 

 

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