I cani ricordano il passato? Come funziona la loro memoria

Un cane che torna dopo anni in un luogo dove ha vissuto sembra riconoscere immediatamente qualcosa. Si ferma, annusa, cambia direzione, si avvicina a un cancello o a una porta che per noi non hanno nulla di particolare. Allo stesso modo può riconoscere una persona che non vede da moltissimo tempo, agitarsi davanti a un oggetto familiare o mostrare improvvisamente diffidenza in una situazione che richiama una precedente esperienza negativa. Viene spontaneo pensare che stia ricordando il passato proprio come facciamo noi. In realtà sappiamo che i cani possiedono diverse forme di memoria, anche molto durature, ma il modo in cui organizzano i ricordi sembra essere almeno in parte diverso dal nostro.

Quando ricordiamo una vacanza di dieci anni fa possiamo ricostruire mentalmente una scena: dove eravamo, con chi, cosa stavamo facendo e magari perfino una conversazione. Questa capacità è legata alla memoria episodica, cioè alla possibilità di recuperare eventi specifici della propria esperienza personale. Stabilire se un animale possieda qualcosa di equivalente è molto più difficile, perché non possiamo chiedergli di raccontarci ciò che ricorda. Gli studi sul comportamento animale parlano quindi con prudenza di capacità simili alla memoria episodica, ma nei cani sono emerse evidenze interessanti della capacità di ricordare azioni ed eventi anche quando, nel momento in cui avvenivano, non sembravano avere un’utilità immediata. L’idea secondo cui il cane vivrebbe esclusivamente nel presente è quindi troppo semplice: ciò che ha vissuto contribuisce a determinare continuamente ciò che considera familiare, piacevole, interessante oppure pericoloso.

Una parte enorme della memoria canina è legata all’apprendimento e alle associazioni. Il cane impara che un determinato rumore può anticipare l’arrivo del cibo, che prendere il guinzaglio significa probabilmente uscire, che una certa strada conduce al parco o che una parola corrisponde a un comportamento. Non è necessario che pensi consapevolmente “ieri è successa questa cosa”: il suo cervello può conservare il legame tra uno stimolo e ciò che normalmente accade dopo. È anche per questo che i cani diventano osservatori straordinariamente precisi delle nostre abitudini. Possono conoscere la sequenza della nostra giornata molto meglio di quanto immaginiamo, riconoscendo la luce, i rumori della casa, i nostri movimenti, gli oggetti che prendiamo e perfino il modo in cui ci vestiamo.

Per comprendere davvero la memoria di un cane bisogna però ricordare che il suo mondo sensoriale non è costruito come il nostro. Noi siamo fortemente visivi, mentre per il cane l’olfatto rappresenta uno degli strumenti principali con cui leggere e riconoscere l’ambiente. Per noi una vecchia casa può evocare ricordi perché riconosciamo una stanza, una finestra o un mobile; per un cane quella stessa casa è anche un enorme archivio di odori. Persone, animali, legno, tessuti, terreno, vegetazione e migliaia di altre tracce formano un paesaggio invisibile che noi percepiamo appena. È quindi plausibile che molti apparenti “ritorni nel passato” vengano attivati proprio dall’olfatto. Anche a noi capita che un profumo faccia riaffiorare improvvisamente un ricordo dell’infanzia; nel cane, che attribuisce agli odori un’importanza immensamente maggiore, questo collegamento può essere ancora più potente.

Anche il riconoscimento delle persone mostra quanto la memoria canina possa essere complessa e duratura. Una persona, per un cane, non è soltanto un volto: è un insieme di informazioni composto da odore, voce, postura, movimento e soprattutto dalla storia delle interazioni avute con lei. Questo potrebbe spiegare quelle scene sorprendenti nelle quali un cane sembra impiegare qualche secondo per riconoscere qualcuno dopo una lunga assenza. Prima osserva, poi si avvicina, annusa o ascolta la voce e improvvisamente il comportamento cambia. Non possiamo sapere esattamente che cosa accada nella sua esperienza soggettiva in quell’istante, ma è evidente che informazioni conservate nel tempo possono essere riattivate quando compaiono nuovamente gli stimoli giusti.

Naturalmente la memoria non conserva soltanto ciò che è piacevole. Un cane che ha vissuto un’esperienza negativa può sviluppare una risposta persistente verso situazioni, luoghi, rumori, persone o oggetti associati a quell’evento. Non significa necessariamente che stia ripensando consapevolmente all’episodio come faremmo noi. Può essere sufficiente un’associazione emotiva appresa: un determinato rumore, un ambiente o persino un movimento possono riattivare una risposta costruita dall’esperienza precedente. A volte interpretiamo quindi una reazione come inspiegabile semplicemente perché non conosciamo la storia che l’ha prodotta. Per il cane, invece, quel comportamento potrebbe avere una logica perfettamente coerente con qualcosa accaduto molto tempo prima.

La questione diventa ancora più interessante quando ci chiediamo se un cane sappia che qualcosa è successo ieri, la settimana scorsa oppure anni fa. I cani percepiscono certamente il trascorrere del tempo e riconoscono regolarità e intervalli, ma non abbiamo prove che organizzino autobiograficamente gli eventi utilizzando concetti temporali equivalenti ai nostri. Potrebbero quindi ricordare un evento senza necessariamente collocarlo lungo una linea temporale narrativa. In altre parole, possono conservare il “cosa” senza avere bisogno di rappresentarsi il “quando” nello stesso modo in cui lo facciamo noi. È una distinzione importante: dire che un cane probabilmente non racconta mentalmente il proprio passato come un essere umano non significa affatto dire che non abbia un passato.

Anche le emozioni hanno un ruolo fondamentale. Le esperienze accompagnate da paura, sicurezza, piacere, eccitazione o aspettativa possono produrre associazioni particolarmente forti e persistenti. Probabilmente è anche per questo che alcuni ricordi canini sembrano sorprenderci per la loro durata. Una persona incontrata molte volte in un contesto affettivamente significativo può lasciare una traccia molto diversa dalle centinaia di persone incrociate casualmente durante una passeggiata. Lo stesso vale per un luogo nel quale il cane si è sempre sentito sicuro o per un’esperienza che gli ha provocato forte paura. Il suo passato non è quindi soltanto un archivio di informazioni, ma anche una rete di significati emotivi che continua a influenzare il presente.

Non sappiamo se un cane sdraiato nella sua cuccia possa improvvisamente ripensare a quella passeggiata fatta tre estati prima. Attribuirgli un pensiero così preciso significherebbe andare oltre ciò che possiamo dimostrare. Sappiamo però che riconosce, apprende, conserva associazioni, distingue persone e luoghi e può mantenere molto a lungo tracce delle proprie esperienze. Forse la differenza più affascinante è proprio questa: noi trasformiamo continuamente il passato in una storia, lo ordiniamo, gli assegniamo date e costruiamo una biografia di noi stessi. Il cane potrebbe conservare molto del proprio passato senza avere alcun bisogno di raccontarselo.

Un odore conosciuto, una voce che non sentiva da anni, il rumore di un cancello, una strada percorsa centinaia di volte possono allora diventare piccoli interruttori capaci di riaccendere qualcosa che sembrava scomparso. E forse è proprio per questo che, quando un cane riconosce qualcuno dopo tanto tempo, non sembra avere bisogno di chiedersi da quanto non lo vedeva. Gli basta sapere che lo conosce.

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