Ziggy non riordinava le cose.
Riordinava il disordine.
Se trovava una stanza troppo perfetta, si preoccupava.
Spingeva un cuscino fuori posto.
Girava una sedia di tre gradi.
Lasciava una pantofola dove non serviva a niente.
Così la stanza respirava.
Una volta entrò in una casa dove tutto era impeccabile.
Libri allineati.
Sedie parallele.
Silenzio in riga.
Ziggy si sedette.
Ci pensò.
Poi fece un lavoro enorme.
Spostò una matita.
Solo una.
Il giorno dopo successe una cosa strana:
qualcuno trovò un’idea proprio lì, accanto alla matita storta.
Da allora Ziggy girò molto.
Negli uffici troppo ordinati.
Nelle cucine troppo pulite.
Nei pensieri troppo sistemati.
Non faceva confusione.
Faceva spazio.
Quando gli chiesero perché, rispose solo con la coda:
se tutto è al suo posto,
dove si mette qualcosa di nuovo?
Perché il disordine non rompe le cose.
Le fa cominciare.