Il posto dove il rumore si ferma

C’era una cuccia, in fondo al corridoio, proprio dove la casa smetteva di parlare.

Non era grande, non era nuova, e non profumava di cose appena comprate.

Profumava di sonno buono, di passi conosciuti e di silenzi che non fanno paura.

Lì dentro viveva Bob, un cane che aveva imparato presto una cosa importante: il mondo è bellissimo, ma a volte fa rumore.

Rumore di chiavi, di telefoni che squillano, di sedie spostate in fretta, di pensieri che corrono più veloci delle zampe.

Quando il rumore diventava troppo, Bob non scappava.

Tornava.

Si infilava nella sua cuccia come si entra in un pensiero felice.

Girava su se stesso tre volte, per quel desiderio ancestrale di scavare la tana, anche quando la tana era già lì.

Poi si fermava.

Ed era lì che succedeva qualcosa di strano e meraviglioso: il mondo rallentava.

Non spariva.

Aspettava.

Da fuori arrivavano ancora voci, passi, risate lontane.

Ma dentro la cuccia tutto diventava più piccolo, più gentile.

Come se qualcuno avesse abbassato il volume della vita.

Bob sapeva che quella non era solo una cuccia.

Era un posto che diceva: “Qui sei al sicuro. Anche se oggi è stata una giornata storta.”

A volte arrivava anche il suo umano.

Non entrava, no.

Si sedeva vicino.

Appoggiava la schiena al muro, tirava un respiro lungo e restava lì, in silenzio.

E Bob capiva che non era l’unico ad aver bisogno di un rifugio.

Così, senza parlarsi, si facevano compagnia.

Uno dentro la cuccia, l’altro appena fuori.

E il rumore, piano piano, si fermava davvero.

Perché certe sicurezze non fanno rumore.

Stanno ferme.

E aspettano.

 

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