I cani si innamorano? Cosa sappiamo davvero delle loro emozioni

Chi vive con un cane conosce bene certe scene. Due cani che si incontrano regolarmente al parco e sembrano cercarsi tra tutti gli altri, un cane che riconosce da lontano un compagno e improvvisamente accelera il passo, oppure quel rapporto particolare che si crea con una persona della famiglia, fatta di sguardi, vicinanza, abitudini condivise e una capacità sorprendente di percepirne anche l’assenza. È naturale osservare questi comportamenti e chiedersi se i cani possano innamorarsi.

La scienza, naturalmente, è più prudente. Non possiamo sapere se un cane sperimenti qualcosa di equivalente all’amore romantico umano, un sentimento nel quale entrano emozioni, desiderio, memoria, aspettative e anche una componente culturale. Sappiamo però con crescente certezza che i cani possiedono una vita emotiva complessa e sono capaci di costruire legami sociali selettivi e duraturi. La domanda interessante diventa quindi non tanto se si innamorino esattamente come noi, ma quanto profonde possano diventare le loro relazioni.

L’amore è una parola umana, il legame affettivo no

Per molto tempo il comportamento animale è stato interpretato soprattutto attraverso istinto, apprendimento e condizionamento. Oggi il quadro è decisamente più articolato. Gli studi sul comportamento e sulla cognizione animale mostrano che molti mammiferi sociali possiedono sistemi emotivi che permettono di riconoscere individui specifici, ricordare le esperienze vissute con loro, sviluppare preferenze e cercarne attivamente la vicinanza.

Nel cane tutto questo assume caratteristiche particolari perché la sua storia evolutiva è profondamente intrecciata con la nostra. Migliaia di anni di domesticazione hanno favorito una straordinaria sensibilità verso i segnali sociali umani. I cani osservano il nostro volto, seguono lo sguardo e i gesti, riconoscono caratteristiche della voce e imparano rapidamente ad associare determinate persone a esperienze positive, sicurezza, gioco e interazione. Una relazione, quindi, non dipende semplicemente da chi riempie la ciotola. Si costruisce attraverso una lunga serie di esperienze condivise.

Cosa succede quando un cane è vicino a qualcuno a cui è legato

Uno degli aspetti più studiati riguarda l’ossitocina, un ormone coinvolto nei meccanismi di attaccamento sociale in diverse specie. Viene spesso definita semplicisticamente “ormone dell’amore”, ma è più corretto considerarla parte di un sistema biologico molto più complesso che contribuisce alla regolazione della fiducia, della vicinanza e dei comportamenti affiliativi.

Le ricerche sull’interazione tra persone e cani hanno osservato variazioni dell’ossitocina durante momenti di contatto positivo e hanno individuato un fenomeno particolarmente interessante nello scambio di sguardi. Guardarsi reciprocamente può contribuire ad attivare un circuito positivo associato al legame sociale. Non significa che quando il cane ci guarda stia pensando “ti amo” nel significato umano della frase, ma dimostra che quella relazione può avere una componente fisiologica reale e misurabile. Il rapporto che costruiamo con lui non esiste soltanto nella nostra interpretazione: lascia tracce anche nei meccanismi che regolano il suo comportamento sociale.

Il cane può scegliere una persona preferita

In una famiglia composta da più persone è abbastanza comune osservare che il cane sviluppi rapporti differenti con ciascun membro. Può rivolgersi a qualcuno soprattutto per giocare, cercare un’altra persona quando desidera tranquillità e costruire con un individuo particolare un legame più intenso. Non necessariamente si tratta della persona che gli dà da mangiare più spesso: possono contare la qualità delle interazioni, il tempo trascorso insieme, la prevedibilità dei comportamenti, le esperienze condivise e soprattutto il senso di sicurezza associato a quella presenza.

Gli studi sull’attaccamento hanno mostrato inoltre alcune interessanti somiglianze tra il rapporto cane-persona e i modelli osservati nelle relazioni tra bambini e figure di riferimento. Una persona familiare può funzionare come una sorta di “base sicura”: la sua presenza facilita l’esplorazione dell’ambiente e diventa un riferimento quando il cane affronta situazioni nuove o incerte. Scientificamente è più corretto parlare di attaccamento e preferenza sociale, ma nella vita quotidiana molti dei comportamenti che interpretiamo come manifestazioni d’affetto hanno quindi basi concrete.

E quando il legame nasce tra due cani?

Anche tra cani le relazioni non sono tutte uguali. Basta osservare per qualche tempo un gruppo stabile per accorgersi che alcuni individui vengono ignorati, altri tollerati, altri coinvolti nel gioco e qualcuno cercato con particolare insistenza. Due cani che si conoscono bene possono sviluppare una relazione preferenziale, cercarsi, giocare frequentemente insieme, riposare vicini e modificare il proprio comportamento quando l’altro arriva o se ne va.

È proprio questo carattere selettivo a rendere interessante il confronto con ciò che chiamiamo amore. Non abbiamo prove per affermare che due cani sperimentino un innamoramento romantico, ma sappiamo che un altro individuo può assumere per loro un’importanza particolare. La relazione nasce da una storia condivisa e non soltanto dalla presenza momentanea nello stesso ambiente.

Bisogna inoltre distinguere questi legami dall’attrazione sessuale. Gli ormoni riproduttivi possono produrre comportamenti estremamente intensi: un maschio può cercare insistentemente una femmina in estro, seguirne le tracce e diventare agitato quando non riesce a raggiungerla. Questo, da solo, non ci dice nulla sull’esistenza di un legame affettivo. Molto più significative sono le relazioni che continuano indipendentemente dalla riproduzione. Possono svilupparsi tra cani dello stesso sesso, tra animali sterilizzati o semplicemente tra individui che hanno condiviso a lungo esperienze positive.

I cani sentono la mancanza di qualcuno?

Forse è qui che il confine tra il linguaggio scientifico e quello quotidiano diventa più sottile. I cani riconoscono gli individui familiari attraverso odore, voce, aspetto e numerosi altri segnali e possono reagire alla loro assenza. Quando viene meno una persona o un animale importante, alcuni mostrano cambiamenti nelle abitudini, nell’attività, nel sonno, nell’appetito o nella ricerca di contatto.

Non possiamo sapere se questa esperienza corrisponda esattamente alla nostalgia o al lutto così come li viviamo noi. Possiamo però osservare qualcosa di altrettanto importante: per il cane le relazioni non sono necessariamente intercambiabili. Può essere amichevole con molte persone e avere comunque un rapporto particolare con una sola. Può giocare volentieri con diversi cani e mostrare un entusiasmo completamente diverso quando incontra proprio quel compagno che conosce da tempo. L’assenza di un individuo significativo può quindi modificare concretamente il suo comportamento.

Possiamo allora dire che il nostro cane ci ama?

Se vogliamo essere rigorosi, la scienza preferisce termini come attaccamento, comportamento affiliativo, preferenza sociale e legame affettivo. Nessuno di questi, però, rende il rapporto meno importante. Al contrario, ci permette di comprenderlo senza attribuire automaticamente al cane pensieri e sentimenti costruiti sul modello umano.

Il nostro cane riconosce la nostra voce, conosce le nostre abitudini, interpreta una quantità sorprendente di piccoli segnali, cerca la nostra presenza e può sentirsi più sicuro quando siamo accanto a lui. Può scegliere determinati individui, umani o canini, rispetto ad altri e costruire relazioni che si rafforzano attraverso il tempo e le esperienze condivise.

Forse quindi chiedersi se i cani si innamorino non richiede necessariamente una risposta netta. Probabilmente non si innamorano nel modo complesso, culturale e consapevole con cui noi esseri umani definiamo l’amore romantico. Ma sono capaci di affezionarsi, scegliere, fidarsi, cercare qualcuno e attribuire a determinati individui un valore speciale.

E se dietro la parola “amore” intendiamo soprattutto questo, la distanza tra il loro mondo emotivo e il nostro potrebbe essere molto più piccola di quanto immaginiamo.


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