Passeggiata lungolago a Como: itinerario dog friendly tra relax e panorama

Io l’ho capito subito che quella non era una passeggiata normale.

Di solito usciamo, facciamo due giri, annuso tre cose importanti (un palo, un cespuglio e quel punto lì che non sbaglia mai) e poi torniamo. Invece quel giorno no. Già dal parcheggio qualcosa era diverso. C’era quell’aria buona, quella che arriva dal lago, e anche lui camminava più piano, come quando non ha fretta di tornare.

Abbiamo iniziato da un posto grande, con tanto spazio e alberi alti. Lui lo chiama Villa Olmo, io lo chiamo “qui si può annusare bene”.

Solo che a un certo punto ho iniziato a guardare in su.

E niente… quegli alberi non finiscono. Ho provato a capire dove arrivavano, ma a un certo punto ho perso il filo. Secondo me continuano anche dopo il cielo, solo che noi non lo vediamo. Lui dice “alberi secolari”, io dico “alberi che hanno visto cose”. E mi sono sentito molto piccolo, ma in senso buono.

Poi siamo passati vicino a una zona che per me è stata praticamente un regalo. Lui la chiama orto botanico, io la chiamerei “buffet di odori”. C’erano piante ovunque, tutte diverse, tutte interessanti. Rosmarino, salvia, coriandolo, erba cipollina… e altre cose che non ho ancora catalogato ma che meritano un secondo passaggio.

Mi sono impegnato, davvero. Ho fatto un lavoro serio, metodico. Annusata corta, annusata lunga, confronto, verifica. Lui dopo un po’ ha iniziato a guardarmi come per dire “andiamo?”, ma certe cose non si fanno di fretta.

Poi siamo entrati sul lungolago. E lì ho capito che la giornata sarebbe stata lunga.

Da una parte c’era l’acqua che si muoveva piano, dall’altra un sacco di cose da vedere. E soprattutto da annusare. Fiori, piante, altri cani passati prima di me (alcuni molto interessanti, devo dire), persone, scarpe, borse… un mondo intero. Lui ogni tanto si fermava a guardare il panorama, io mi fermavo per cose decisamente più importanti.

Più ci avvicinavamo al centro, più aumentavano le persone. E anche i cani. Alcuni tranquilli, altri un po’ agitati, uno che mi ha guardato male ma ho lasciato perdere. In quei punti lì lui accorcia un po’ il guinzaglio, io capisco e cammino vicino. Non è il posto per fare il fenomeno… né per mostrare le mie attitudini alle arti marziali.

Diciamo che ho un passato. Ma oggi era una giornata tranquilla.

A un certo punto lui si è fermato davanti a un posto che, a giudicare dall’odore, meritava attenzione. Io speravo in qualcosa di importante. È arrivato con un gelato. Uno di quelli seri. Ci siamo seduti vicino all’imbarcadero, con davanti i battelli che partivano piano e le barche che andavano e venivano.

Io ho fatto la mia parte. Sguardo calibrato, posizione corretta, presenza costante.

Qualcosa è arrivato.

Non abbastanza, ma qualcosa è arrivato.

Però è anche interessante. Ci sono panchine, spazi per fermarsi, e soprattutto tanta vita. È uno di quei tratti in cui non corri, ma osservi.

Poi, piano piano, il rumore si abbassa. Dopo il centro si torna a respirare meglio. La strada diventa più lineare, meno gente, più spazio per camminare senza dover schivare nessuno ogni due passi. Io lì mi rilasso davvero. Anche lui.

A un certo punto siamo arrivati a una fontana alta, con l’acqua che scende forte. Lui si è fermato, io ho bevuto, poi mi sono seduto un attimo. Non perché fossi stanco, ma perché era uno di quei momenti in cui vale la pena fermarsi.

La cosa bella di questa passeggiata è che non è mai uguale. Ci sono pezzi in cui puoi prendertela comoda, altri in cui devi stare più attento, momenti in cui annusi e basta e altri in cui ti fermi a guardare. E tutto questo senza mai perdere di vista il lago.

Io, se devo dirla tutta, ci tornerei anche domani.

Lui credo di sì. Lo capisco da come ha camminato.


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