Capita in molte case: parte un programma, sullo schermo compare un cane che corre, si sente un abbaio e improvvisamente qualcuno davanti al divano alza le orecchie. Qualche secondo dopo il nostro cane è lì, immobile davanti alla televisione, oppure si avvicina allo schermo come se volesse capire dove sia finito quell’altro animale. Altri cani, invece, sembrano completamente indifferenti anche davanti al documentario naturalistico più movimentato del mondo. La domanda viene spontanea: i cani guardano davvero la televisione oppure stanno semplicemente reagendo a luci, movimenti e rumori? La risposta è più interessante di quanto possa sembrare, perché sappiamo che i cani sono effettivamente in grado di riconoscere alcune immagini mostrate su uno schermo. Ma quello che vedono, e soprattutto quello che sentono, non coincide esattamente con ciò che percepiamo noi.
La televisione vista con occhi diversi
La prima differenza riguarda proprio la vista. Gli esseri umani possiedono una visione tricromatica, basata principalmente sulla sensibilità a tre gamme di colore, mentre quella del cane è dicromatica. In termini molto semplici, il suo mondo visivo è maggiormente costruito intorno alle tonalità del blu e del giallo, mentre rosso e verde non vengono distinti come accade per noi. Questo non significa affatto che il cane veda in bianco e nero, una convinzione ancora piuttosto diffusa: vede i colori, semplicemente li organizza in una tavolozza differente dalla nostra. Anche altri aspetti della visione sono diversi. Il cane tende ad avere una capacità inferiore alla nostra nel distinguere piccoli dettagli, mentre è particolarmente sensibile al movimento. Ed è proprio il movimento a rendere uno schermo potenzialmente interessante. Un animale che corre, una palla che attraversa velocemente l’inquadratura o un cambiamento improvviso della scena possono attirare la sua attenzione molto più di un lungo primo piano di due persone che parlano.
Le televisioni moderne hanno cambiato qualcosa
C’è poi un dettaglio tecnologico curioso. I vecchi televisori producevano immagini attraverso una successione di fotogrammi che all’occhio umano appariva sufficientemente continua, ma che poteva risultare meno naturale per animali con una diversa sensibilità alla frequenza degli stimoli visivi. Con gli schermi moderni e frequenze di aggiornamento più elevate, la rappresentazione del movimento è diventata molto più fluida. Questo può contribuire a rendere ciò che appare sul televisore più interessante anche per un cane. Non significa naturalmente che un televisore moderno diventi improvvisamente una finestra sulla realtà. Lo schermo rimane una superficie bidimensionale e, soprattutto, gli manca una componente fondamentale dell’esperienza canina: l’odore. Per un animale che utilizza l’olfatto come uno dei principali strumenti per interpretare il mondo, quello che appare in televisione è una realtà piuttosto strana: si muove, produce suoni, mostra forme riconoscibili, ma non possiede alcuna traccia olfattiva.
Un cane può riconoscere un altro cane sullo schermo?
La ricerca sulla percezione visiva canina offre qualche elemento interessante. Gli studi hanno mostrato che i cani possono distinguere immagini appartenenti a categorie differenti e riconoscere altri cani anche quando vengono presentati attraverso fotografie o schermi. Questo suggerisce che l’immagine televisiva non sia necessariamente per loro un insieme indistinto di forme colorate. Almeno in determinate condizioni, possono estrarre informazioni sufficienti per riconoscere ciò che stanno osservando. Resta però molto più difficile stabilire che cosa pensino di quell’immagine. Un cane che vede un altro cane sul televisore potrebbe riconoscerne la forma senza interpretarlo esattamente come un individuo realmente presente nella stanza. E il comportamento sembra confermarlo: alcuni si avvicinano allo schermo, altri guardano dietro il televisore, qualcuno abbaia e altri ancora osservano per pochi secondi prima di perdere completamente interesse.
Il suono spesso conta quanto l’immagine
Provate a osservare cosa succede quando in televisione si sente un campanello, un fischio, un miagolio o soprattutto un abbaio. Alcuni cani che fino a un secondo prima sembravano profondamente addormentati diventano improvvisamente attentissimi, mentre altri non si girano nemmeno. L’udito può essere determinante nel richiamare l’attenzione verso lo schermo, ma l’esperienza sembra avere un ruolo altrettanto importante. Un cane abituato a vivere in una casa nella quale la televisione rimane accesa diverse ore al giorno può imparare rapidamente che molti dei rumori provenienti da quella direzione non hanno conseguenze reali. L’abbaio televisivo non porta un cane in soggiorno, il campanello del film non fa entrare nessuno dalla porta e l’uccellino sullo schermo non volerà improvvisamente attraverso la stanza. Dopo centinaia o migliaia di esperienze simili, ignorare questi stimoli potrebbe essere semplicemente una forma di apprendimento.
C’è qualcosa nell’abbaio che noi non sentiamo?
C’è però anche un’altra possibilità particolarmente interessante. Quando sentiamo un cane abbaiare in televisione, a noi quel suono può sembrare molto simile a un abbaio reale. Ma il cane non ascolta necessariamente la stessa cosa che ascoltiamo noi. Il suo udito si estende infatti verso frequenze molto più alte rispetto a quello umano e può quindi percepire componenti del suono che per noi sono completamente inudibili. Un abbaio reale possiede una firma acustica complessa, fatta non soltanto delle frequenze che sentiamo, ma anche di armoniche, transienti e componenti ad alta frequenza.
Quando quell’abbaio viene registrato e arriva fino al televisore attraversa però una lunga catena: microfono, elaborazione, compressione digitale, trasmissione e infine altoparlanti. L’intero sistema è progettato essenzialmente per riprodurre ciò che serve all’orecchio umano, non quello canino. Una parte delle informazioni presenti nel suono originale può quindi non essere registrata, essere eliminata durante l’elaborazione oppure trovarsi semplicemente al di fuori delle frequenze che gli altoparlanti del televisore sono in grado di riprodurre.
È quindi plausibile che un cane possa percepire differenze tra un abbaio reale e quello riprodotto dalla televisione che noi non siamo nemmeno in grado di sentire. Non sappiamo se utilizzi effettivamente queste differenze per stabilire che “quel cane non è vero”, e sarebbe eccessivo affermarlo, ma l’ipotesi è affascinante. A queste informazioni si aggiungono altri indizi: il suono proviene dagli altoparlanti, non possiede esattamente la stessa spazialità di una vocalizzazione reale e soprattutto manca tutto ciò che normalmente accompagna la presenza di un altro cane, a cominciare dall’odore. Forse, quando un cane continua tranquillamente a dormire mentre dalla televisione arriva un abbaio che a noi sembra perfettamente realistico, non è semplicemente disinteressato. Potrebbe aver già raccolto abbastanza informazioni per decidere che non vale neppure la pena alzare la testa. Noi sentiamo un cane. Lui, forse, sente anche tutto quello che manca.
Perché alcuni cani guardano la TV e altri no?
Non esiste un comportamento universale. Personalità, esperienze precedenti, età, caratteristiche individuali e probabilmente anche predisposizioni legate alla selezione delle diverse razze possono contribuire a determinare quanto un cane sia interessato agli stimoli televisivi. Un soggetto particolarmente attento agli oggetti in movimento potrebbe essere più incuriosito da determinate immagini rispetto a un cane che interpreta prevalentemente l’ambiente attraverso altri sensi. Anche il contenuto conta: animali in movimento, altri cani, persone che corrono, palline, richiami e rumori familiari hanno maggiori possibilità di attirare l’attenzione rispetto a scene statiche. Ma non bisogna dimenticare un’altra possibilità molto semplice: alcuni cani possono aver concluso che la televisione non sia particolarmente interessante. In fondo è un oggetto che produce continuamente immagini, rumori e creature che non entrano mai realmente nella stanza. Dopo averlo verificato abbastanza volte, ignorarlo potrebbe essere una decisione perfettamente razionale.
Ma si divertono davvero davanti alla televisione?
È probabilmente la domanda più difficile. Osservare uno schermo non significa necessariamente vivere l’esperienza che noi definiamo “guardare la televisione”. Non sappiamo se un cane segua una sequenza narrativa, se colleghi scene distanti nel tempo o se attribuisca agli eventi televisivi una continuità paragonabile alla nostra. È molto più prudente pensare che reagisca a singoli stimoli o brevi sequenze particolarmente significative. Per questo la televisione può rappresentare occasionalmente una forma di stimolazione ambientale, ma non dovrebbe essere considerata un sostituto delle attività reali. Nessun documentario sugli scoiattoli può competere con gli odori incontrati durante una passeggiata e nessun video di cani che giocano sostituisce un’esperienza sociale appropriata. Il mondo canino è profondamente multisensoriale e lo schermo ne riproduce soltanto una piccola parte.
La prossima volta che il cane si ferma davanti alla televisione, quindi, vale la pena osservarlo a nostra volta. Potremmo vedere la testa inclinarsi, le orecchie orientarsi verso un suono, gli occhi seguire un animale che attraversa lo schermo e magari un rapido controllo dietro al mobile per verificare dove sia andato. Oppure potrebbe non succedere assolutamente nulla: dalla TV arriva un Pastore Tedesco che abbaia furiosamente e il nostro cane continua a dormire come se non esistesse. Noi pensiamo che non abbia sentito. Forse ha sentito molto più di noi e ha semplicemente stabilito che quel cane, in casa, non c’è.